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“Nella scuola esistono molte attività che non sono prese in considerazione, che nessuno conosce o finge di non conoscere. D’altra parte, se fossero riconosciute, dovrebbero essere retribuite equamente. Da anni penso che ci sarebbe un modo semplice per mettere a tacere i disinformati e i critici a priori, ma anche per smascherare l’ipocrisia di chi non vuole investire nella scuola le risorse che meriterebbe: orario di servizio per tutti dalle 8,00 alle 17,00 con un’ora di pausa pranzo; riunioni collegiali, colloqui con le famiglie, corsi di recupero o sportelli didattici, programmazione e preparazione dell’attività didattica, realizzazione dei progetti, tutto svolto in questo orario; vacanze solo nei giorni festivi e nei ponti che il calendario dovesse offrire. Alle 17,00, però, timbrando l’uscita, il lavoro resta a scuola: niente più pomeriggi e intere serate a lavorare a casa per preparare compiti o correggerli, per scrivere PDP, PEI o relazioni varie, per stendere progetti o fare monitoraggi. Tutto questo lavoro, oggi sommerso e disconosciuto, sarà svolto a scuola. Ah! Peccato che a scuola non ci siano gli spazi adatti per far lavorare proficuamente e con strumenti idonei i docenti; solo aule fredde d’inverno e caldissime già prima della primavera, banchi e sedie scomode già per i nostri studenti, computers obsoleti, reti internet deboli e insufficienti. Mi chiedo se i genitori vogliano davvero che i figli trascorrano le afose giornate di luglio in queste scuole, che conoscono bene, o cosa pensino possa uscire miracolosamente dal cappello a cilindro.

Il 20 andrò in ferie. 36 giorni, non tre mesi, perché il 1 settembre noi docenti siamo già di nuovo a scuola. Durante l’anno credo di essermi assentata dal lavoro uno o due giorni per delle visite mediche. Insegnare mi piace, mi piace ancora, nonostante tutto. Io non amo le lunghe vacanze scolastiche a Natale né la settimana a Pasqua; credo siano controproducenti per gli studenti e la loro concentrazione. Preferirei potermi prendere qualche giorno di ferie durante l’anno, senza preoccuparmi di chiedere l’approvazione del Dirigente Scolastico e di trovare i colleghi che mi sostituiscono, come oggi prevede la normativa. Potrei partire in periodi in cui aerei, treni e alberghi non costano il triplo e spezzare una routine lavorativa impegnativa e pesante. Chissà perché nessuno ci invidia l’impossibilità di andare in vacanza quando vogliamo.”
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