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“A scuola il dettato fa bene, ma il riassunto fa meglio. Era il 1982 quando due grandi intellettuali, Umberto Eco e Italo Calvino, ne tessevano gli elogi, ma, da allora, quel meritorio appello è stato sempre meno ascoltato. All’estero, questo esercizio si pratica più spesso; in Italia, è imputato di una grave colpa: uccide la creatività. Infatti, musica, letteratura, arte, da noi, mostrano oggi un tasso di creatività sconosciuto ai poveri stranieri costretti al riassunto. È la solita presunzione che il talento si coltivi attraverso solitari giri di valzer intorno al nostro cervello e non con il dialogo.  ”
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Quello riportato sopra è l’incipit di un articoletto che mi è piaciuto, comparso sul sito web de La Stampa.

Sia, però, chiaro che:

  • il riassunto in alcune (molte?) scuole si fa.
  • uno dei migliori testi sulla didattica dell’italiano scritto, un libro di Dario Corno che si intitola Lingua Scritta, sottolinea con forza come il ricorso alla parafrasi sommaria possa rappresentare uno degli strumenti fondamentali per la costruzione di una capacità che alcuni ritengono innata o autoformantesi.
  • molti manuali scolastici, quando affrontano l’argomento “scrittura”, si preoccupano di indicare il riassunto quale importante risorsa e illustrano con dovizia di particolari, ed attraverso esercizi strutturati, le modalità per imparare a realizzare un riassunto accurato.
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