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“Singolare situazione, quella in cui sembra trovarsi da un po’ di tempo la scuola pubblica italiana: rendere pensabili, proponibili alla pubblica opinione e perfino attuabili le idee di riforma più strampalate e aberranti. Ciò che in qualsiasi altro ambito professionale susciterebbe l’ilarità generale e lo scherno degli addetti ai lavori, quando si parla di scuola viene preso per buono, ammesso al dibattito, discusso e magari anche accettato senza tante riserve, come cosa che, in fondo, si può fare. E perché no? La scuola nessuno sa bene che cosa sia, un’idea ne vale un’altra, e l’unica cosa che realmente interessa alla società è (siamo sinceri) che gli istituti scolastici aprano e chiudano il portone a una cert’ora e a fine anno rilascino un diploma: tutto il resto a chi preme davvero? chi ci riflette sul serio? E così il Bravo Riformatore di turno non ha neppure l’esigenza di fornire – che so? – uno studio preparatorio, un’analisi che dimostri o almeno faccia sospettare i benefici di ciò che egli propone di introdurre, e l’inutilità di ciò che egli intende sopprimere. No: la parola del Riformatore è sufficiente; Lui sa, Lui vede qual è il bene della scuola; e tanto basti.”
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