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Un breve brano da La vita davanti a sé di Romain Gary.

Si tratta del momento in cui il protagonista e voce narrante Momò scopre il lavoro di Nadine.

L’ingresso del palazzo portava a un secondo palazzo più piccolo, all’interno, e non appena sono entrato, ho sentito degli spari, dei freni che stridevano, una donna che urlava e un uomo che supplicava: “Non mi ammazzate! Non mi ammazzate!” e ho perfino fatto un salto tanto era vicino. Poi c’è stata subito dopo una raffica di mitra e l’uomo ha gridato “No!” come succede sempre quando uno muore controvoglia. Poi c’è stato un silenzio ancora più tremendo e a questo punto non mi crederete. Tutto è ricominciato come prima, con lo stesso tipo che non voleva essere ammazzato perché aveva le sue buone ragioni e il mitra che non lo stava a sentire. Ha ricominciato per tre volte a morire suo malgrado come se fosse un porco che più porco non ce n’è e bisognasse farlo morire tre volte per dare l’esempio. C’è stato un altro silenzio durante il quale lui è rimasto morto e poi si sono accaniti su di lui una quarta volta e una quinta e alla fine mi faceva perfino pietà perché in fin dei conti… Dopo lo hanno lasciato tranquillo e c’è stata una voce di donna che ha detto: “Amore mio, povero amore mio”, ma con una voce così commossa e coi sentimenti più sinceri che ci sono rimasto di stucco anche se non so nemmeno cosa vuol dire. Sulla porta non c’era nessuno, a parte io e una lampadina rossa accesa. Mi sono appena riavuto dall’emozione che loro hanno ripreso tutto il casino con “amore mio, amore mio”, ma ogni volta su un altro tono, e poi hanno ricominciato e poi ancora. Il tipo ha dovuto morire cinque o sei volte tra le braccia della sua tizia da tanto gli dava gusto sentire che c’era qualcuno che gli dispiaceva. Ho pensato a Madame Rosa che non ci aveva nessuno per dirle “amore mio, povero amore mio” perché non aveva per così dire più capelli e pesava sui novantacinque chili, uno più brutto dell’altro. A questo punto la tizia si è ammutolita per lanciare un tale grido di disperazione che mi sono precipitato verso la porta e all’interno come un sol uomo. Merda, era una specie di cinema, solo che tutto andava all’indietro. Quando sono entrato la tizia sullo schermo è caduta sul corpo del cadavere per agonizzarci sopra e subito dopo si è alzata, ma alla rovescia, facendo tutto a ritroso come se all’andata fosse stata viva e al ritorno una bambola. Poi s’è spento tutto e si è accesa la luce.
La tizia che mi aveva scaricato stava davanti al microfono in mezzo alla sala, davanti alle poltrone, e quando si è acceso tutto mi ha visto. In un angolo c’erano tre o quattro tipi, ma non erano armati. Dovevo stare come un fesso a bocca aperta perché tutti mi guardavano così . La bionda mi ha riconosciuto e mi ha fatto un immenso sorriso, e questo mi ha un po’ risollevato il morale, le avevo fatto colpo.

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