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Questo è il celebre passaggio in cui Rousseau parla dell’uomo e del dispotismo. Raggiunto il dispotismo si chiude il cerchio, dice Rousseau, e si ritorna a qualcosa di simile allo stato di natura, ma peggiore: è il momento in cui la plus aveugle obéissance est la seule vertu qui reste aux esclaves (la più cieca obbedienza è l’unica virtù che resta agli schiavi).

C’est ici le dernier terme de l’inégalité, et le point extrême qui ferme le cercle et touche au point d’où nous sommes partis. C’est ici que tous les particuliers redeviennent égaux parce qu’ils ne sont rien, et que les sujets n’ayant plus d’autre loi que la volonté du maître, ni le maître d’autre règle que ses passions, les notions du bien et les principes de la justice s’évanouissent derechef.

C’est ici que tout se ramène à la seule loi du plus fort et par conséquent à un nouvel état de nature différent de celui par lequel nous avons commencé, en ce que l’un était l’état de nature dans sa pureté, et que ce dernier est le fruit d’un excès de corruption. Il y a si peu de différence d’ailleurs entre ces deux états et le contrat de gouvernement est tellement dissous par le despotisme que le despote n’est le maître qu’aussi longtemps qu’il est le plus fort et que, sitôt qu’on peut l’expulser, il n’a point à réclamer contre la violence. L’émeute qui finit par étrangler ou détrôner un sultan est un acte aussi juridique que ceux par lesquels il disposait la veille des vies et des biens de ses sujets. La seule force le maintenait, la seule force le renverse.

Che potremmo tradurre, semplificando:

È qui il termine finale dell’ineguaglianza, il punto estremo che chiude il cerchio e ci riporta laddove siamo partiti. Qui è dove tutti i particolari ritornano eguali, perché non sono niente, e non avendo i sudditi altra legge al di fuori della volontà del padrone, ed il padrone nessun’altra regola che le sue passioni, la nozione del bene e i principi di giustizia svaniscono nuovamente.
Qui tutto si riconduce alla sola legge del più forte e di conseguenza ad un nuovo stato di natura differente da quello da cui abbiamo cominciato, poiché il primo era lo stato di natura nella sua purezza mentre quest’ultimo è il frutto di un eccesso di corruzione.
C’è ben poca differenza tra questi due stati e il contratto di governo è talmente dissolto dal dispotismo che il despota continua ad essere il padrone solo finché è il più forte e appena lo si può eliminare, egli non può certo reclamare contro la violenza. La rivolta che finisce con lo strangolare e il detronizzare un sultano è un atto tanto giuridico quanto quelli con cui il despota, prima, poteva disporre della vita e dei beni dei suoi sudditi. Solo la forza lo sorreggeva, solo la forza lo abbatte.

qui il testo: http://goo.gl/Hoj5m

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