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La Costituzione è l’insieme delle leggi fondamentali che regolano l’organizzazione e la struttura di uno Stato.
La Costituzione della Repubblica Italiana è stata approvata dall’Assemblea Costituente, eletta dal popolo italiano dopo un ventennio di dittatura, è stata promulgata  dal Capo provvisorio dello Stato, Enrico De Nicola, è entrata in vigore il 1 gennaio 1948 ed è, almeno in linea teorica, tuttora in vigore.

costituzione

Enrico De Nicola firma la Costituzione italiana. 22 dicembre 1947

La Costituzione italiana è una costituzione rigida (può essere modificata solo dopo due successive deliberazioni delle Camere, a intervallo non minore di tre mesi… dura lex sed lex). Una caratteristica importante della Costituzione è che tutte le altre leggi dovrebbero conformarsi ad essa e non contraddirne lo spirito.

Per esempio l‘articolo 33 della Costituzione italiana recita:

L’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento.

La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.

Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato.

La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali.

È prescritto un esame di Stato per l’ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l’abilitazione all’esercizio professionale.

Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato.

L’articolo sancisce la libertà delle attività artistiche, della ricerca scientifica e dell’insegnamento (libertà da condizionamenti religiosi o politici: si ricordi che l’esperienza da cui si usciva era quella di un regime che aveva prodotto le leggi razziali e il Manifesto della razza e permeava di propaganda anche la vita scolastica dei più giovani).

È libera anche l’istruzione ed è infatti lecito che enti e privati istituiscano le loro scuole (anche di ispirazione religiosa, ad esempio scuole cattoliche o musulmane o geoviste) ma queste scuole non-statali devono essere gestite “senza oneri per lo Stato” (ad onor del vero alcuni sostengono che “senza oneri per lo Stato” non significhi “senza oneri per lo Stato”).

Ovviamente anche queste scuole non-statali sono tenute a rispettare alcune regole, in cambio il trattamento riservato ai loro alunni deve avere valore analogo a quello degli studenti delle scuole statali (questo significa che anche la frequenza a queste scuole è ritenuta valida quanto la frequenza alle scuole statali).

In alcuni casi, ad esempio alla fine della III media, gli studenti devono superare un esame.

Infine, le università e le accademie sono libere di stabilire i propri regolamenti purché questi non siano in contrasto con le leggi dello Stato.

Piero Calamandrei, che fu membro dell’Assemblea Costituente in rappresentanza del Partito d’Azione (di ispirazione mazziniana), pronunciò un discorso divenuto molto celebre che può aiutare a meglio comprendere lo spirito di questo e degli altri articoli dedicati alla scuola statale.

Vedete, noi dobbiamo prima di tutto mettere l’accento su quel comma dell’art. 33 della Costituzione che dice così: “La Repubblica detta le norme generali sull’istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi”. Dunque, per questo comma […] lo Stato ha in materia scolastica, prima di tutto una funzione normativa. Lo Stato deve porre la legislazione scolastica nei suoi principi generali. Poi, immediatamente, lo Stato ha una funzione di realizzazione […].

La scuola è aperta a tutti. Lo Stato deve quindi costituire scuole ottime per ospitare tutti. Questo è scritto nell’art. 33 della Costituzione. La scuola di Stato, la scuola democratica, è una scuola che ha un carattere unitario, è la scuola di tutti, crea cittadini, non crea né cattolici, né protestanti, né marxisti. La scuola è l’espressione di un altro articolo della Costituzione: dell’art. 3: “Tutti i cittadini hanno parità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinione politica, di condizioni personali e sociali”. E l’art. 151: “Tutti i cittadini possono accedere agli uffici pubblici e alle cariche elettive in condizioni di eguaglianza, secondo i requisiti stabiliti dalla legge”. Di questi due articoli deve essere strumento la scuola di Stato, strumento di questa eguaglianza civica, di questo rispetto per le libertà di tutte le fedi e di tutte le opinioni […].

Ci siano pure scuole di partito o scuole di chiesa. Ma lo Stato le deve sorvegliare, le deve regolare; le deve tenere nei loro limiti e deve riuscire a far meglio di loro. La scuola di Stato, insomma, deve essere una garanzia, perché non si scivoli in quello che sarebbe la fine della scuola e forse la fine della democrazia e della libertà, cioè nella scuola di partito. Come si fa a istituire in un paese la scuola di partito? Si può fare in due modi. Uno è quello del totalitarismo aperto, confessato. Lo abbiamo esperimentato, ahimè […]. Ma c’è un’altra forma per arrivare a trasformare la scuola di Stato in scuola di partito o di setta […]. [Il  partito al potere] Comincia a trascurare le scuole pubbliche, a screditarle, ad impoverirle. Lascia che si anemizzino e comincia a favorire le scuole private. Non tutte le scuole private. Le scuole del suo partito, di quel partito. Ed allora tutte le cure cominciano ad andare a queste scuole private. Cure di denaro e di privilegi. Si comincia persino a consigliare i ragazzi ad andare a queste scuole, perché in fondo sono migliori si dice di quelle di Stato. E magari si danno dei premi, come ora vi dirò, o si propone di dare dei premi a quei cittadini che saranno disposti a mandare i loro figlioli invece che alle scuole pubbliche alle scuole private. […]

Per prevedere questo pericolo, non ci voleva molta furberia. Durante la Costituente, a prevenirlo nell’art. 33 della Costituzione fu messa questa disposizione: “Enti e privati hanno diritto di istituire scuole ed istituti di educazione senza onere per lo Stato”.

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