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Da L’uomo dei cerchi azzurri di Fred Vargas, un colloquio tra il commissario Adamsberg e l’ispettore Danglard:


Ma cosa, la mela marcia? – chiese. – Mica dobbiamo rinfacciare a Le Nermord di aver sudato per la paura! Perché pensare ancora a lui, santo Dio?
– Tutto ciò che è piccolo e crudele mi preoccupa. Lei è stato troppo a sentire Mathilde. Adesso si mette a difendere l’uomo dei cerchi.
– Non faccio niente del genere. Semplicemente mi occupo di Clémence e lascio in pace lui.
– Anch’io mi occupo di Clémence, solo di Clémence. Ma ciò non toglie che Le Nermord sia un uomo spregevole.
– Commissario, occorre essere parsimoniosi con il proprio disprezzo, a causa del gran numero di persone che lo meritano. E non sono io a dirlo.
– Chi lo dice?
– Chateaubriand.
– Ancora… Ma che cosa le ha fatto?
– Sicuramente del male. Ma sorvoliamo. Sul serio, commissario, davvero l’uomo dei cerchi merita tanto astio? In fondo è un grande storico:
– Questo è tutto da vedere.
– Basta, ci rinuncio, – disse Danglard risedendosi. – A ciascuno le proprie ossessioni. Io invece ho in testa solo Clémence. Devo trovarla. E’ da qualche parte e la scoverò. E’ inevitabile. E’ logico.
– Ma – disse Adamsberg sorridendo – una logica stupida è il demone delle menti deboli. E non sono io a dirlo.
– E chi è?
– Ecco la differenza rispetto a lei: io non so chi l’ha detto. Ma mi piace la frase, mi si confà, capisce. Sono così poco logico. Vado a camminare, Danglard, ne ho bisogno.

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