Studio antropologico del Collegio Docenti | Macaronea

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“Il Collegio Docenti è certamente un’ottima occasione per condurre osservazioni di carattere antropologico sui tipi umani che costituiscono la classe insegnante. A seconda della posizione in cui essi si collocano all’interno dell’Aula Magna (sede usuale dell’assemblea) e degli atteggiamenti da essi assunti, i docenti si possono classificare in varie categorie, e il loro comportamento risponde a logiche ben precise che ritornano in modo regolare. Da notare che tale riunione avviene solitamente a ridosso dell’ora di pranzo, con le conseguenze psicofisiche del caso.

In prima linea, sotto l’occhio vigile del Dirigente, che presiede l’assemblea, e dei Vicepresidi, si pongono i docenti più coinvolti in prima persona nell’ordine del giorno, e in particolare gli organizzatori dei vari progetti, chiamati a riferire sugli ultimi sviluppi. In particolare, tra questi ultimi si distinguono:

il pignolo: efficientissimo e preciso, espone la propria relazione con dovizia di particolari, scendendo anche in tecnicismi che gli conferiscono una certa prolissità e rendono talora difficile ai colleghi seguire il filo del discorso. Spesso nel suo intervento sono compresi dettagli di bilancio che causano nell’uditorio il subitaneo bisogno di una flebo di caffeina;
l’ipertecnologico: affine al precedente, si aiuta con presentazioni multimediali in PowerPoint o in Prezi (che fa più figo)”
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Scuola Bologna, cambio dei presidi al Galvani e Copernico – Repubblica.it

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14 luglio 2017
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Cambio al vertice di tre licei cittadini, Galvani, Copernico e Laura Bassi. Al classico arriverà Giovanna Cantile, allo scientifico Roberto Fiorini, mentre al pedagogico la nuova guida sarà Maria Grazia Cortesi.”
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Riflessione sulla scuola e sugli Esami di Stato. Lettera – Orizzonte Scuola

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“Nella scuola esistono molte attività che non sono prese in considerazione, che nessuno conosce o finge di non conoscere. D’altra parte, se fossero riconosciute, dovrebbero essere retribuite equamente. Da anni penso che ci sarebbe un modo semplice per mettere a tacere i disinformati e i critici a priori, ma anche per smascherare l’ipocrisia di chi non vuole investire nella scuola le risorse che meriterebbe: orario di servizio per tutti dalle 8,00 alle 17,00 con un’ora di pausa pranzo; riunioni collegiali, colloqui con le famiglie, corsi di recupero o sportelli didattici, programmazione e preparazione dell’attività didattica, realizzazione dei progetti, tutto svolto in questo orario; vacanze solo nei giorni festivi e nei ponti che il calendario dovesse offrire. Alle 17,00, però, timbrando l’uscita, il lavoro resta a scuola: niente più pomeriggi e intere serate a lavorare a casa per preparare compiti o correggerli, per scrivere PDP, PEI o relazioni varie, per stendere progetti o fare monitoraggi. Tutto questo lavoro, oggi sommerso e disconosciuto, sarà svolto a scuola. Ah! Peccato che a scuola non ci siano gli spazi adatti per far lavorare proficuamente e con strumenti idonei i docenti; solo aule fredde d’inverno e caldissime già prima della primavera, banchi e sedie scomode già per i nostri studenti, computers obsoleti, reti internet deboli e insufficienti. Mi chiedo se i genitori vogliano davvero che i figli trascorrano le afose giornate di luglio in queste scuole, che conoscono bene, o cosa pensino possa uscire miracolosamente dal cappello a cilindro.

Il 20 andrò in ferie. 36 giorni, non tre mesi, perché il 1 settembre noi docenti siamo già di nuovo a scuola. Durante l’anno credo di essermi assentata dal lavoro uno o due giorni per delle visite mediche. Insegnare mi piace, mi piace ancora, nonostante tutto. Io non amo le lunghe vacanze scolastiche a Natale né la settimana a Pasqua; credo siano controproducenti per gli studenti e la loro concentrazione. Preferirei potermi prendere qualche giorno di ferie durante l’anno, senza preoccuparmi di chiedere l’approvazione del Dirigente Scolastico e di trovare i colleghi che mi sostituiscono, come oggi prevede la normativa. Potrei partire in periodi in cui aerei, treni e alberghi non costano il triplo e spezzare una routine lavorativa impegnativa e pesante. Chissà perché nessuno ci invidia l’impossibilità di andare in vacanza quando vogliamo.”
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Malattia, arriva l’autogiustificazione al lavoro per i primi tre giorni – Repubblica.it

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“”Autogiustificare” i primi tre giorni di assenza per malattia dal lavoro per alleggerire il lavoro dei medici di base. La proposta, presentata dal senatore dell’Italia dei valori Maurizio Romani, è appena approdata in commissione Affari Costituzionali del Senato. E incassa il sostegno della Federazione degli Ordini dei medici (Fnomceo) che, da diversi anni, sollecita in tal senso una revisione della legge Brunetta.

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Niente risorse e IT obsoleto, la scuola perde il treno del digital learning

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“Mentre le istituzioni scolastiche hanno aspettative elevate circa l’utilizzo di soluzioni digitali per rendere la didattica più personalizzata, interattiva e collaborativa, molte scuole sono rallentate da vecchi sistemi informatici e dalla mancanza di risorse. La maggior parte di esse sono lontane dal poter investire in tecnologie avanzate come applicazioni basate sul cloud, realtà virtuali o aumentate – dovendo prima colmare lacune importanti.

La grande maggioranza degli istituti scolastici riconosce il ruolo che la tecnologia oggi svolge nel sostegno all’educazione dei bambini e nella creazione di pari opportunità. Quasi il 94% pensa infatti che l’apprendimento personalizzato sia “importante” o “molto importante”, e l’84% ritiene di avere il dovere di preparare i propri studenti per un futuro digitale. Allo stesso tempo, le scuole, i college e le università si trovano sotto una crescente pressione per soddisfare le aspettative dei genitori e degli studenti e rimanere competitive. Più di tre quarti (77%) degli istituti spera di diventare un centro digitale di eccellenza nei prossimi cinque anni. Ma in molte realtà, l’apprendimento digitale è ancora lontano dall’essere avviato: circa l’87% delle scuole primarie e secondarie non fornisce ancora dispositivi agli allievi, e dove lo fanno, in media un dispositivo è condiviso da tre bambini.”
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